Mindfulness e disabilità?

La mindfulness può essere applicata a persone che presentano disabilità intellettivo-relazionale?

Questa è la domanda a cui cercheremo di rispondere in una serie di articoli che pubblicheremo in sequenza nel sito.

Partiamo dalla letteratura, non ci sono molti studi clinici standardizzati per quanto riguarda l’uso di tecniche mindfulness in soggetti con disabilità intellettiva, tale mancanza non deriva da scarso interesse per l’argomento ma da oggettive difficoltà ad effettuare ricerche che possano soddisfare i criteri statistici di scientificità, come la creazione di un gruppo sperimentale omogeneo.

Nonostante ciò rimane molto interessante cercare di capire quali benefici possa portare la pratica della mindfulness alle persone con disabilità intellettiva.

AMBITI DI APPLICAZIONE MINDFULNESS E DISABILITÀ

La pratica mindfulness per le sue caratteristiche di impegno cognitivo e propriocettivo, si presenta adattabile ad essere applicata a persone con disabilità medio-lieve.

SINDROME DI ASPERGER O AUTISMO

All’interno del gruppo delle disabilità intellettivo-relazionali, esiste una particolare sindrome per la quale alcuni studi hanno verificato l’efficacia delle tecniche mindfulness, la Sindrome di Asperger o Autismo ad alto funzionamento.

Oggi l’autismo colpisce 10 bambini su 1000 e sembra essere presente in misura nettamente superiore nei maschi (Fombonne et al., 2003).

La prognosi del disturbo è influenzata dal grado di funzionamento cognitivo, che viene designato come miglior indicatore rispetto allo sviluppo futuro (Panerai et al., 2014).

Si parla di autismo ad alto funzionamento (HFA) quando il QI totale è superiore a 65/70, quando l’individuo ha sviluppato il linguaggio verbale e quando non sono presenti disturbi neurologici.

Gli individui con diagnosi di autismo ad alto funzionamento presentano difficoltà marcate nel processo dell’inferenza sociale che, secondo Hobson (2006) e Paneai et al (2014), è spiegata dalla scarsa comprensione e consapevolezza che hanno di se stessi e dalle difficoltà che incontrano nel momento in cui devono dare un nome alle emozioni e devono essere in grado di esprimerle in modo socialmente convenzionale, autoregolandosi e condividendo quindi in modo adeguato i propri stati d’animo.

Questa scarsa capacità di regolazione emotiva può rinforzare strategie mal adattive ed automatiche come la ruminazione (Mazefsky et al., 2014) e sfociare in sintomatologie ansiose.

GLI STUDI SCIENTIFICI DI MINDFULNESS E DISABILITÀ

Su queste basi alcuni studi hanno cercato di verificare come le tecniche mindfulness potessero essere di beneficio in questa categoria di soggetti.

Alcuni di questi hanno dimostrato che una pratica meditativa focalizzata sull’allenamento dell’attenzione e della consapevolezza, aveva effetti positivi sul benessere mentale e fisico di persone con disabilità intellettive e disturbi dello spettro autistico, in particolare era in grado di ridurre i “comportamenti problema” come comportamenti aggressivi verso se stessi e gli altri o distruttivi.

Tale risultato è molto importante in quanto tali comportamenti sono presenti fino al 95% delle persone con disturbo dello spettro autistico.

In una revisione che comprendeva circa 230 studi, si sono individuati due approcci molto promettenti:

  • Il primo sviluppato specificatamente per le persone con disabilità intellettive e il disturbo dello spettro autistico, spesso usato per autogestire aggressioni fisiche e verbali. Un esempio è la tecnica “Soles of Feet”.
  • L’altro approccio utilizzava programmi di consapevolezza preesistenti come la terapia cognitiva basata sulla consapevolezza, terapia di accettazione e impegno e la terapia comportamentale dialettica. (Pahnke et al., 2014). (Murza et al., 2014).

La revisione ha mostrato che le tecniche mindfulness erano efficaci per ridurre l’aggressività, sia fisica che verbale, alleviare ansia, depressione e sintomi fisiologici legati allo stress come il cortisolo salivare.

Questi effetti sono stati valutati confrontando un gruppo sperimentale con uno di controllo che non effettuava le tecniche mindfulness.

Questa revisione è stata condotta dal Dott. Yoon-Suk Hwang, ricercatore presso il “Learning Sciences Institute”Australian Catholic University.

Un altro filone molto promettente risulta essere quello delle tecniche mindfulness che non fanno largo uso di competenze linguistiche e che non necessitano di un impegno cognitivo particolare. È il caso dei “mindful movements”, ovvero la pratica dei 10 movimenti consapevoli, recenti studi hanno riportato i vari benefici, apportati da tali pratiche.

La pratica del movimento consapevole è risultata efficace nella riduzione dello stress, componente presente nei soggetti affetti da autismo ad alto funzionamento, e delle sue conseguenze fisiche e psichiche. (Clark, Schumann & Mostofsky, 2015), (Rosenblatt et al., 2010), (Silva e Schalock, 2013), (Koch et al. 2015).

Secondo questi autori sono molti i processi coinvolti nelle pratiche di questo tipo e la migliore coordinazione dei movimenti potrebbe migliorare le informazioni sensoriali in entrata, facendo sperimentare ai soggetti una pianificazione ed organizzazione nuova del movimento, aumentando la consapevolezza, aprendo così la possibilità di scegliere tra diverse prospettive, risposte nuove e contestualmente appropriate che permettano così all’individuo di ridurre le risposte abituali disfunzionali.

UN AIUTO CONCRETO

Da questo primo articolo abbiamo potuto constatare come siano due gli approcci più usati per l’applicazione della mindfulness nella sindrome di asperger:

  • L’applicazione della mindfulness in associazione alla terapia ACT.
  • Approcci più “fisici” come il “Soles of Feet” o i “10 movimenti consapevoli”
  • Nel prossimo articolo approfondiremo l’applicazione di questo tipo di approcci.

Autore
Dottor Massimiliano Mazzaferro

BIBLIOGRAFIA

PARZIALE

  • Dott. Yoon-Suk Hwang parte del libro “Mindfulness in behavioral health”   capitolo “Mindfulness in Disability” pag. 23-57  2015
  • Studi riguardanti effetti della terapia ACT in soggetti con Sindrome di Asperger (Pahnke et al., 2014). (Murza et al. 2014)
  • Studi riguardanti gli effetti della pratica dei 10 movimenti consapevoli in soggetti con Sindrome di Asperger (Clark, Schumann & Mostofsky, 2015), (Rosenblatt et al., 2010), (Silva e Schalock, 2013), (Koch et al., 2015).